Siamo già a 333 morti e a 3.765 feriti. Ma non è solo una storia dal fronte, questa, bensì dall’Italia. Una storia di vittime silenziose e di chi è ammalato di tumore a causa dell’uranio impoverito. Militari, ma pure civili. Tra i soldati, sono 1.200 i morti o quelli gravemente ammalati per patologie asbesto-correlate solo in Marina.

Una Commissione parlamentare, dopo tanto silenzio, ha chiuso l’indagine sull’uranio impoverito e qualche giornale ne ha parlato. Presieduta da Gian Piero Scanu, non ricandidato dal suo partito perché considerato ‘scomodo’, inviso pure dal ministro della Difesa uscente, Roberta Pinotti, oltre che dai vertici militari. Con l’uranio impoverito, l’U238, si fabbricano i proiettili d’artiglieria che hanno la capacità di entrare dentro i tank. Ma l’uso di questi micidiali proiettili causa pure temperature altissime, che nebulizzano i metalli, creando particelle piccolissime, che a loro volta possono causare forme tumorali se inalate o addirittura ingerite.

Eppure, da 20 anni, i nostri militari impegnati in Bosnia, Afghanistan, Kosovo e Iraq utilizzano questi proiettili. La magistratura è arrivata a 70 sentenze di risarcimento. Oltre ai soldati, a soffrire delle conseguenze sono i civili che abitano vicino ai poligoni di tiro. L’Università La Sapienza di Roma ha fatto sapere che, nell’area vicino al poligono di tiro militare di Quirra, in Sardegna, la tossicità è molto elevata. Sono esposti gli abitanti che abitano vicino, l’ambiente e pure gli animali. Le popolazioni di 10 Paesi sono alle prese con “eccessi significativi di mortalità rispetto alle attese regionali”. +28% per gli uomini, +12% per le donne di tumori. E in ospedale c’è il pienone: +65% per gli uomini, +42% per le donne. La diagnosi? Cancro. In quanto ai ricoveri, siamo a 240% per gli uomini, a 210% per le donne.

Oggi, con le sentenze della magistratura – favorevoli a chi si è ammalato o i familiari di chi è morto – rendono impossibile negare. “Colpa del ministero della Difesa”, “danno causato dall’inadempienza di misure di sicurezza per il militare”: queste le motivazioni dei giudici. In una relazione, Mauro Pili, che faceva parte della Commissione, ha scritto di ‘omissioni di Stato’ per nascondere la verità: “Il ministero della Difesa ha coperto per anni omicidi plurimi e disastri ambientali”. Secondo le relazioni della Commissione, le autorità militari erano a conoscenza fin dal 1995 che potevano essere arrecati gravi danni a soldati e civili.

Fernando Termentini, generale che in Bosnia si è ammalato di tumore, ha precisato: “Ci arrivavano ogni giorno documenti e video americani che spiegavano i rischi di quei proiettili, solo che a quel tempo non avevamo alcuna conoscenza, nessuno ci aveva informati, non avevamo alcun tipo di attrezzatura adeguata per far fronte al pericolo delle nanoparticelle e dell’uranio”. C’è il caso di Lorenzo Motta, ex sottocapo della Marina militare italiana, tornato dalle missioni all’estero con il linfoma di Hodking. Nel suo corpo almeno 15 metalli e sostanze nocive. Nel marzo 2016, il Consiglio di Stato ha riconosciuto la malattia come conseguenza del servizio prestato. Ma il ministero della Difesa non la riconosce, il caso è tuttora aperto. “Durante le missioni, io e gli altri militari ridevamo perché gli americani giravano con tute speciali, anche quando c’erano 40 gradi. Noi andavamo in giro con le scarpe di tela e i pantaloni corti, ignari dei rischi”.

Nella relazione di Pili non viene risparmiato nemmeno l’attuale presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, quando era ministro della Difesa. Così rispose a un’interrogazione parlamentare nel 2000: “Affermazioni assertive sulla pericolosità dell’uranio impoverito che non trovano alcun riscontro”. Nelle testimonianze, negli atti, nelle sentenze, dalle quali emergerebbe “in modo inequivocabile l’esatto contrario”. Non mancano poi connivenze dei vertici militari con l’industria bellica. Pili conclude l’inchiesta con alcune proposte: “Eliminazione e bonifica dei poligoni di tiro in Sardegna, una legge per avere regole certe sulla sicurezza dei luoghi di servizio, garantendo controlli terzi a esterni all’amministrazione”. L’altra proposta è di Scanu: “Spostare le competenze per l’accertamento dei tumori e relativi indennizzi all’Inail per evitare che il Comitato di verifica sia alle dipendenze del ministero dell’Economia, con rappresentanti della Difesa che possono influenzare le indagini”.

La guerra silenziosa si combatte dall’interno del sistema, in particolare quando ci sono sospetti che proprio questo abbia taciuto o sottostimato i rischi.