Troppo facile per i medici “usare” la terza età come bancomat, scaricando la propria inadeguatezza e superficialità su famiglie e parenti. Tutti gli anni il medico di famiglia riceve regolarmente l’importo riconosciuto per l’anziano, spesso trattandolo come un ferro vecchio, incurante di patologie e disturbi che questi manifesta. E, così, gli acciacchi dell’età diventano “colpe di famiglia” o, peggio ancora, “vecchi abbandonati a se stessi…”. Così il medico diventa giudice e maschera le proprie incapacità e incompetenze con banali e misere scuse. Non si può generalizzare e, a contraltare di pochi medici mediocri vi sono persone che mettono a disposizione la propria professionalità con dedizione e competenza. L’ULE lancia in questo senso un grido d’allarme, al fianco di una categoria persone che più di altre ha bisogno di sostegno e rivendica diritti più che dovuti, il medico di famiglia deve il proprio stipendio in buona parte a questi contributi e non può esimersi da obblighi troppo spesso lasciati nel cassetto. Le strutture ULE – Unione Lavoratori Europei, sparse in tutta Italia, ricorda il Segretario Generale Fabrizio DeSantis, sono a disposizione di tutti quei pensionati hanno da lamentare carenze ed inadeguatezze di certi medici di famiglia e, si faranno garanti per assicurare all’anziano, un’assistenza professionale e le cure dovute.
La terza età è un valore e bisogna esserne sempre consapevoli, medici compresi.

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