Tolti i guanti, restano i baffi. Astutillo Malgioglio, fisico robusto e sguardo tranquillo, siede in prima fila e ascolta il presidente Sauro Pellerucci motivare la scelta del premio: “Già negli anni ’80 operava per lenire problematiche che ancora non erano ben comprese o accettate dalla società dell’epoca. Aveva aperto a Piacenza, città in cui abitava, una palestra per la rieducazione motoria dei bambini cerebrolesi. Da allora il suo impegno è aumentato e proseguito nel silenzio”.Quindi sale sul palco del PalaSì e raccoglie i pensieri. Non è uno abituato a parlare di sé, trapela timidezza, viene in mente la massima di un altro  campione dello sport, Gino Bartali: “Il bene si fa, ma non si dice”.  Poi Malgioglio prende un lungo respiro: «Il calcio è molta apparenza, ma non tutto è da buttare – segue il filo dei ricordi – per me è stato semplicemente uno strumento per raggiungere la felicità».

Felicità che, per questo gigante dal cuore d’oro, era racchiusa nella struttura ERA 77 (acronimo di Elena, il nome della figlia nata appunto nel 1977, di Raffaella, la moglie, e di Astutillo). Una palestra per la riabilitazione dei bambini con problemi motori e cognitivi, un rifugio dove immergersi nell’essenza della vita. Aiutato dalla moglie, Malgioglio prestava questo servizio gratuitamente mettendo a disposizione tutto il suo tempo libero. Una mosca bianca nel calcio? «Trapattoni mi considerava un uomo indispensabile nello spogliatoio – racconta serafico – comprendeva il valore dell’uomo prima che del professionista». Malgioglio lo ripagava con la stessa moneta: una volta terminati gli allenamenti, correva a fare del volontariato. A volte lo seguivano alcuni compagni, come il tedesco Jurgen Klinsmann, per il quale Malgioglio spende parole dolci: «So che quella esperienza lo ha aiutato molto – ricorda – il bene si fa e torna indietro, ci arricchisce: anche oggi che la struttura non ha più i fondi per sopravvivere, vado di casa in casa per incontrare i bambini e regalare loro un sorriso».

Segue un lungo applauso del pubblico: il valore aggiunto di ISUPP è riuscire a veicolare testimonianze così forti e dirette. Anche “Ginettaccio” sarebbe stato d’accordo.

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