La sanzione alla fine è arrivata. E pure piuttosto salata. La Corte di giustizia europea ha condannato l’Italia per il mancato rispetto delle leggi europee sui sistemi di depurazione dell’acqua, così come per le proroghe concesse. Siamo a 25 milioni di euro più 30 milioni per ogni semestre di ritardo fino alla completa sistemazione del problema. Il Commissario straordinario è sicuro che si arriverà a una multa totale di mezzo miliardo di euro: una bella botta per le già semivuote casse dello Stato. Ma chi sta peggio sono quelle 400 mila persone costrette a vivere senza una fogna funzionante.

Dobbiamo tornare indietro al 1991 per il primo avviso del Consiglio europeo agli Stati: mettetemi a norma entro il 2000. Di tempo ce n’era. Dopo 10 anni, Bruxelles fa partire la prima procedura d’infrazione che accerta l’inadempienza di 110 Comuni. In Sicilia ne troviamo ben 62. Ma non manca il Nord, con Santa Margherita Ligure, Rapallo, due centri del Friuli Venezia Giulia. E poi c’è Ischia. Sono passati altri 18 anni e in pochi hanno riparato il danno. Enrico Rolle è stato nominato commissario straordinario nel 2017 per cercare di risolvere l’emergenza acque reflue. Entro due anni. Ma non succederà: “Chi era più indietro, ci porterà ad avere sanzioni da 3 a 5 anni”.

Oddio, la colpa non è certamente tutta degli amministratori. A Catania, per adeguare la raccolta delle acque reflue servono 400 milioni. I lavori non finiranno prima di 4 anni. A Rapallo stanno costruendo sistemi di depurazione dopo uno stanziamento di 450 milioni di euro. A Ischia è servito un investimento di 106 milioni. A Palermo ancora non è partito l’intervento nello scarico che riversa i liquami nel fiume Oreto che passa nel centro della città.

Il Commissario addossa le responsabilità ai presidenti delle Regioni e ai responsabili delle unità di ambito. Il Governo ha una mappa dell’inadeguatezza dei depuratori; qui anche i cittadini possono scoprire che la causa C565/10 – quella di cui abbiamo parlato finora – non è l’unica per cui pagheremo. C’è in corso una seconda procedura d’infrazione perché l’Italia non ha rispettato gli obblighi della direttiva 91/271 del Consiglio europeo. E questa volta i maggiori responsabili sono i Comuni del Nord. Ben 21 sono in Lombardia, 11 in Friuli Venezia Giulia. Cosa chiedevano dall’Europa? La costruzione di impianti che tenessero conto delle variazioni stagionali di carico. I punti più critici, infatti, sono localizzati nelle località turistiche dove la situazione tra estate e inverno è profondamente diversa. A Courmayeur servono 27 milioni di euro per recuperare il deficit. Possiamo ancora scongiurare questa seconda sanzione? Il Commissario ha messo mano a 28 cantieri, ma la multa è dietro l’angolo.

Del resto, in Italia, il 21% del territorio ha acqua non correttamente trattata prima di essere rimessa in circolo. E non parliamo solo di quella dello scarico del wc, ma anche di quella usata per lavare i piatti o farsi la doccia. In 342 Comuni, dove vivono 1,4 milioni di persone, manca completamente l’impianto di depurazione. Ne troviamo 75 in Sicilia (il 12,9% della popolazione residente), 57 in Calabria e 55 in Campania. Il Commissario, per completare le 151 opere imputate nelle due procedure d’infrazione, ha a disposizione un budget di 1,6 milioni di euro. Come se non bastasse, le autorità europee hanno fatto una terza segnalazione su un migliaio di Comuni che non sarebbero a norma (115 in Lombardia, poi c’è Bologna) per la conformità al 100% del trattamento secondario. C’è pure Venezia, che ogni anno deve gestire i 261 mila residenti e i 10 milioni di turisti. L’impianto a disposizione sarebbe troppo piccolo rispetto al carico.

In 40 comuni italiani manca la fogna. Il che vuol dire che per 385.249 abitanti la situazione è oltre il limite della decenza. Lo scarico del water finisce direttamente nei canali, in mare o nei prati. Più della metà sono in Sicilia, in particolare in provincia di Catania. Ma troviamo pure piccoli centri in Piemonte, Trentino e Friuli Venezia Giulia. Scaricare nell’ambiente, inutile dirlo, comporta rischi per la salute e provoca un potente carico inquinante batteriologico. Le acque grigie, impregnate di detersivo e saponi, danneggiano l’habitat. Qualcosa è necessario fare assolutamente. Non ce lo chiede solo l’Europa. Che, intanto, però, dovrà essere risarcita. I soldi lo Stato li chiederà alle Regioni? E queste a chi, secondo voi?