Da pochi mesi è presidente del Comitato paralimpico umbro e già si sta per tuffare in una nuova avventura, l’Eco Africa Race, con un veicolo completamente elettrico. Gianluca Tassi è un campione della volontà. Se l’anno scorso si era cimentato nella versione sudamericana della Parigi – Dakar, dal prossimo 31 dicembre affronterà il deserto africano. Prima, però, racconta: “A ottobre sono diventato presidente del Comitato paralimpico umbro. Stiamo lavorando molto con i ragazzi, portandoli a fare sport. È una cosa di cui c’è estremamente bisogno”. Tassi, purtroppo, sottolinea anche una negligenza delle associazioni umbre: “Una delle prime cose che ho chiesto, dopo l’elezione, è stata avere il dossier con il numero di iscritti al Comitato. Purtroppo, non mi hanno risposto”.

Nel 2017 il capolavoro è stata la cavalcata tra Paraguay, Argentina e Bolivia: “Con condizioni forse anche peggiori rispetto a quelle che troveremo nell’Eco Africa Race. Oltre al deserto, c’erano grandi sbalzi di temperatura e si saliva fino a 5 mila metri. Abbiamo percorso 9 mila chilometri di gara”. Giovedì 21 giugno inizia ufficialmente la nuova impresa. Al Casinò di Venezia, dove verrà presentato il percorso dell’Eco Africa Race, pure Tassi e la sua squadra porteranno a conoscenza di tutti il progetto. Già si conosce il percorso: dopo la partenza (festosa) da Montecarlo il 31 dicembre, la vera corsa inizierà in Marocco per poi spostarsi in Mauritania ed entrare in Senegal, con arrivo a Dakar. Tra le cose che bisognerà affrontare c’è anche quella ambientale: “La situazione appare tranquilla, l’unica zona calda dovrebbe essere la Mauritania, anche se da qualche anno si sta tenendo a bada. Con gli estremisti, però, mai dire mai”. Tassi parteciperà con la bandiera della pace, alla gara, perché a breve gli sarà conferito l’incarico di ambasciatore della pace di Assisi.

Preferisce concentrarsi sulla gara, però, più che sul contorno: “Nessuno ha mai tentato un’impresa del genere, un disabile su un veicolo elettrico. Ne parleranno i media, che poi è il nostro scopo: sensibilizzare tutti con un messaggio. La volontà non ha limiti”. Saranno 14 giorni, 13 tappe tra deserto, alte temperature e necessità di ricaricare la macchina: “Almeno ogni 200 chilometri. Considerando che ogni tappa sarà di 600 km, dovremo fermarci almeno un paio di volte durante ogni frazione. Questo ci rallenterà, ma non è il tempo che cerchiamo”. Ci saranno parecchie difficoltà, dovute al caldo e alle condizioni proibitive del deserto, ma Tassi precisa: “Quelle più importanti sono quelle organizzative. Dobbiamo far sì che, al punto indicato per il rifornimento, ci sia il camion con il generatore per la ricarica elettrica”.

Dovrà percorrere 6.500 chilometri insieme al co-pilota nonché navigatore. La gara sarà trasmessa in 190 Stati, oltre un miliardo di potenziali spettatori. La televisione dedicherà all’Eco Africa Race 2 mila ore. I partecipanti sono 185. Gianluca Tassi attirerà su di sé l’interesse, essendo pure una star dei social, con 15 milioni di follower per un valore economico di un milione e 300 mila euro.

Tanti i messaggi di cui si farà portatore Tassi: “Paura del terrorismo? La vita e il mondo vanno avanti, devono farlo. Non ci si può fermare e non ci si deve fermare”.

Ma anche questo è un messaggio che va veicolato: la vita e il mondo vanno avanti, devono andare avanti. Non ci si può fermare e non ci si deve fermare”. E poi: “Sarò messo alla prova fisicamente e mentalmente. E anche praticamente perché, nei momenti di pausa, sarò sulla carrozzella nel deserto. Non bisogna mai mollare. Non faccio queste gare per essere emulato, ma per dire che si può fare tutto. Mi rivolgo in particolare a chi è in casa e non esce più, non riesce a rimettersi in gioco. Se riuscirò a farne uscire anche solo uno, sarà stato un successo”.